La formazione dei Monti Sartorius: cronaca dell'eruzione del 1865.
- 7 apr
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Aggiornamento: 8 apr
I monti Sartorius sono una serie di coni piroclastici localizzati sul versante nord-est dell'Etna, la cui formazione risale al 1865. Prendono il loro nome dallo scienziato tedesco Wilhelm Sartorius, tra i primi studiosi a svolgere ricerche approfondite sulla natura e le origini delle eruzioni dell'Etna.
Per meglio comprendere la genesi dei coni piroclastici dei Monti Sartorius e le relative colate laviche, bisogna fare un passo indietro e analizzare l'area in cui questa eruzione si è sviluppata.
Il medio versante nord-orientale dell’Etna
I monti Sartorius si trovano nel bel mezzo di un sistema di fratture, faglie e rifts: la faglia della Pernicana a nord, il rift di nord-est, l'orlo settentrionale della Valle del Bove e le faglie della Ripa di Naca e Ripa di Piscio (Mappa A).

Questo complesso di fratture, nelle epoche passate ha dato origine nell'area dei Sartorius a varie eruzioni laterali che hanno portato alla formazione di Monte Baracca, dei Due Monti, di Monte Zappinazzo, dei Monti Conconi e di Monte Frumento delle Concazze (Mappa A). La differente posizione di ciascuna eruzione è dovuta ad uno spostamento progressivo del sistema di faglie verso Sud-est.
L'eruzione del 1865 che ha generato i monti Sartorius ha avuto origine dal medesimo sistema di faglie e, nello specifico, dal Sistema Principale di Fratture Eruttive e dal Sistema Secondario di Fratture Eruttive.
L'eruzione dei monti Sartorius ha avuto inizio il 29 gennaio del 1865 da una fenditura già esistente che si trova ai piedi di Monte Frumento delle Concazze. Già dal giorno precedente gli abitanti dei villaggi ai piedi dell'Etna erano in fermento a causa delle scosse che facevano tremare la terra e di strani rombi sotterranei, come di giganti i cui passi rimbombavano in caverne sotterranee.
Il susseguirsi degli eventi
Era il 29 di gennaio, Natale era passato da qualche settimana e il freddo inverno siciliano costringeva tutti a stare in casa a scaldarsi accanto alle stufe e ai camini fumanti.
Intorno alle 23:00 una forte scossa spinse gli abitanti spaventati e mezzi addormentati a uscire dalle loro casupole per trovare fuori un segno dell'origine di quei terribili scuotimenti.
Appena fuori, tutti si accorsero con uno sguardo dei bagliori rosso fuoco sfavillare dalla Muntagna. Era appena iniziata un'eruzione vulcanica con emissione di materiali incandescenti dalla base di Monte Frumento delle Concazze, seguita dalla formazione di tre fontane di lava che riversarono lava incandescente sul povero e rado bosco di pini poco sotto che venne polverizzato.
Questa attività durò poche ore, e mentre il magma spingeva da par suo come un innocente ingiustamente condannato, fessurava la superficie del terreno verso valle desideroso di raggiungere il mare. In un batter d'occhio le fontane di lava sparirono sostituite da un'attività esplosiva che durò 7 giorni.
Il 30 gennaio, mentre i 3 coni erano in piena attività stromboliana [Mappa B (Coni a scudo)], si formò una frattura lunga 400 metri con direzione Nord-Sud dalla quale vennero emesse 8 fontane di lava [Mappa B (Spatter cones)]. Fu un evento spettacolare ma di breve durata, infatti dopo appena un giorno questa attività si interruppe. Con il progredire della frattura verso est si spostarono via via anche i punti di emissione, dando origine a ben 5 coni piroclastici verso valle [Mappa B (1, 2, 3, 4, 5)]. Questi coni furono attivi contemporaneamente tra il 4 e il 5 febbraio 1865.

Insieme alla formazione dei coni piroclastici iniziò un'altra attività, ovvero l'emissione di lava. Ecco le sue fasi:
Nella prima fase iniziata il 29 gennaio da un intenso evento parossistico, si formò la colata principale, che si sviluppò in lunghezza raggiungendo una distanza di 6,5 chilometri dal punto di emissione a 800 metri di quota [Mappa A, Colata (A)]. Insieme a questa colata lavica si sviluppò un secondo braccio, la Colata di monte Crisimo [Mappa A, Colata (B)], che allargò e arretrò il fronte lavico. Queste emissioni ebbero fine il 9 febbraio.
La seconda fase ebbe inizio intorno al 9 febbraio, perdurando fino ai primi di marzo e generando la Colata di Monte Ragamo [Mappa A, Colata (C)]. Il volume di emissione fu minore: questo determinò l'allargamento del campo lavico causando fenomeni di affiancamento e sovrapposizione di diversi bracci di lava generati da bocche effimere con struttura di tipo pahoehoe.
La terza fase si sviluppò tra i primi giorni di marzo e la prima settimana di aprile durante la quale un incremento improvviso dell'emissione, dovuta alla risalita di una notevole quantità di magma, portò alla formazione di una nuova colata lavica, la Colata di Monte Chiovazzi [Mappa A, Colata (D)], i cui punti di emissione erano localizzati alla base dei due crateri più a valle, e che il 4 aprile raggiunse la sua massima lunghezza.
Durante la quarta e ultima fase si assistette al decremento progressivo del tasso di emissione con un ulteriore allargamento e ispessimento del campo lavico. L'eruzione si protrasse fino al 28 giugno, data in cui venne registrata la fine dell'attività.
Quali strutture vulcaniche dell'eruzione del 1865 sono ancora oggi visibili?
Come abbiamo visto, durante questa eruzione si formarono varie strutture vulcaniche, alcune ancora oggi visibili, altre invece ricoperte dai detriti di altre strutture che nel corso dell'eruzione le hanno soppiantate.
Coni a scudo (Mappa B)
I tre coni a scudo che ritroviamo nella prima fase dell'eruzione sono coni preesistenti, riattivatisi in occasione dell'eruzione del 1865, oggi ancora parzialmente visibili sul versante orientale di Monte Frumento delle Concazze. Da questi crateri vennero scagliate bombe vulcaniche di notevoli dimensioni, superiori a un metro, fino a 500 metri di distanza. Il versante est di Monte Frumento delle Concazze venne ricoperto da uno strato di lapilli alto fino a 15 centimetri.
Spatter Cones (Mappa B)
Lungo la frattura di 400 metri formatasi il 30 gennaio, troviamo 8 fontane di lava che hanno originato 8 collinette dalla cima arrotondata. Oggi non sono più visibili perché ricoperte dai detriti degli edifici vulcanici che si formarono nei giorni successivi.
Edifici vulcanici (Mappa B)
Quelli che oggi chiamiamo Monti Sartorius sono il risultato della fase intermedia dell'eruzione, e si sono distribuiti così come li troviamo oggi a causa dell'allungarsi della frattura verso valle, con i primi a monte e poi via via gli altri a valle. Oggi questi crateri sono perfettamente visibili e rappresentano una meta turistica molto conosciuta, sia per gli amanti della geologia sia per chi desidera fare una passeggiata in un ambiente naturale atipico. Si tratta di 5 edifici vulcanici a tronco di cono irregolare con crateri ellittici al loro interno, molti dei quali non più visibili a causa dell'erosione e all'accumulo di materiali detritici all’interno, che ha causato la trasformazione delle cavità da crateri a condotto aperto a cavità con fondo piatto. Tra questi ne abbiamo uno che ha un aspetto giovanile rispetto agli altri, collocato sul fondo del secondo cratere a monte. Le sue caratteristiche peculiari e il suo aspetto quasi intatto hanno fatto ipotizzare che nei mesi o anni successivi ci sia stata una breve ripresa dell'attività vulcanica che ha generato questo cratere ellittico all'interno di un cono già precedentemente occupato da un altro cratere.
Colate laviche (Mappa A, A-D)
L'eruzione del 1865 ha generato varie colate laviche, formando un esteso campo lavico le cui caratteristiche lo definiscono "composito" ovvero composto da tre differenti colate laviche. Questo campo lavico, che oggi è possibile visitare percorrendo uno dei sentieri che lo attraversano, si è generato da tre tipi di eruzione, che sono state definite in base al rapporto R (Frazzetta & Romano 1984), ovvero il rapporto tra la durata dell’eruzione, espressa in giorni, e il tasso di emissione medio, calcolato in metri cubi al secondo. Durante l'eruzione del 1865 abbiamo assistito a:
Eruzioni parossistiche, caratterizzate da breve durata e da alti tassi di emissione;
Eruzioni intermedie, con durata e tassi di emissione medi
Eruzioni tranquille, con durate di settimane e basse emissioni.
Come e quando visitare i crateri Sartorius
Grazie alla loro posizione e alla loro quota, i crateri Sartorius sono visibili tutto l'anno da vari sentieri:
Il Sentiero dei Monti Sartorius: un bellissimo percorso che attraversa boschi di pini, immensi campi lavici, il canalone Quaranta ore, l'unico torrente di superficie dell'Etna, fino a raggiungere monte Frumento delle Concazze e poi il bordo dei crateri Sartorius. Questo percorso è consigliato per un'emozionante ciaspolata, o un trekking sull'Etna primaverile allo scioglimento delle nevi per deliziarsi della magia di un torrente alpino su un vulcano.
Il sentiero di Monte Baracca: un percorso suggestivo e panoramico dapprima immerso in un bosco di betulle per poi avvicinarsi ai piedi di Monte Frumento delle Concazze. Da qui un sentiero in forte pendenza porta fino ai crateri e alla meravigliosa vista sulla baia di Taormina e sul mare, per poi ridiscendere attraversando le forme bizzarre di un arido campo lavico. Consigliamo un'escursione guidata ai crateri sartorius con guida autorizzata.
Accesso dalla Strada Regionale Mareneve: sulla strada si trova un accesso veloce all'ultimo cratere, da qui con una breve passeggiata si raggiunge il bordo del cono vulcanico da dove godrete di una suggestiva vista sulla baia di Taormina. Un jeep tour sull’Etna è l’ideale per visitare i crateri Sartorius da queste prospettiva.
Bibliografia
CARVENI P., BENFATTO S., IMPOSA S., MELE G., SALLEO PUNTILLO M., STURIALE G. (2013), Geologia dell’ambiente - I Monti Sartorius, sul medio versante nord-orientale dell’Etna: un geomorfosito importante per il patrimonio geologico della Sicilia
FRAZZETTA G. & ROMANO R. (1984), The 1983 eruption: event chronology and morphological evolution of the lava flow. Bull. Volc., 47, 1979-1096.

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